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La difficile evoluzione del cliente bancario: da risparmiatore a investitore

Pillole di educazione finanziaria

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Negli ultimi 18 mesi accompagnati dalla pandemia siamo stati sfidati ad adottare soluzioni alternative per affrontare la quotidianità, che ci hanno portati ad uscire dalla nostra confort zone.

Il settore finanziario è stato inevitabilmente fra i settori più colpiti dal cambiamento legato sia a decisioni dei Governi centrali, sia all’andamento dei mercati.

Le politiche espansive necessariamente attuate dalla Banca Centrale Europea hanno portato il livello dei tassi di interesse ai minimi storici, fino a raggiungere tassi negativi. Conseguentemente le singole banche, trovandosi a dover pagare per depositare liquidità presso le banche centrali (BCE e Banca d’Italia), non possono remunerare la raccolta ai propri depositanti, anzi essa genera costi: ogni trimestre un conto con giacenza superiore ai 100.000 euro costa alla banca circa 24,50 euro.

Così come in Francia, Germania alcuni istituti nazionali hanno iniziato a prendere provvedimenti stabilendo la chiusura di rapporti con giacenza superiore a 100.000euro o il pagamento di un interesse passivo, incoraggiando i clienti a gestire in modo diverso le proprie finanze.

I conti correnti con giacenze medie inferiori risultano più convenienti per banche e clienti: sotto 5.000 euro è esclusa l’imposta di bollo (34,20 euro/anno) e sono maggiori le garanzie per i depositanti. Infatti, il Fondo Interbancario di tutela dei depositi, garantisce i capitali entro un massimo di 100.000 euro, che è la soglia stabilita nel 2016 dal Bail In, come non aggredibile, per l’utilizzo di risorse private in caso di fallimento della banca depositaria.

Quindi preso atto dell’andamento dell’economia ed escludendo la possibilità di usare il materasso come cassaforte, la domanda è: dove mettere i risparmi?

Per trovare una risposta è necessario rivedere l’approccio alle scelte di investimento e fissare degli obiettivi in base alle proprie esigenze personali: proteggere il risparmio, garantirsi un reddito futuro, tutelare il patrimonio da imprevisti.

Le scelte di deposito non possono più fondarsi sulla forbice fra tasso di interesse attivo e spese di gestione: oggi è necessario innescare una operatività che renda i ricavi superiori ai costi, considerando anche l’impatto fiscale conseguente.

Il risparmiatore deve evolversi e diventare investitore attivo, con la consulenza di professionisti del settore in grado di aiutarlo nelle sue valutazioni. Non sarà un passaggio culturale semplice, ma sarà necessario.

Se l’obiettivo è proteggere i risparmi e mantenere intatta la ricchezza si potrà ad esempio valutare la possibilità di attivare una forma previdenziale integrativa, che consente di ricevere un reddito al raggiungimento di una determinata età, investendo a basso rischio e con benefici fiscali significativi. Oppure aprire un Piano di Accumulo, che non è un prodotto bensì una strategia di investimento per costruire un capitale o consolidare quello che si ha, con la completa libertà di aumentare o diminuire l’importo periodico da accantonare, gestendo rischi e guadagni frazionando gli acquisti su diversi mercati.

Il portafoglio può essere anche composto di Fondi di Investimento e ETF, con la differenza che i primi mirano a battere con performance migliori un indice di riferimento, mentre i secondi replicano l’andamento di un dato indice scelto dall’investitore ed hanno costi inferiori.

Infine, per i più inclini alla speculazione esistono alternative più aggressive di trading, in borsa o su mercati stranieri con elevata volatilità e corrispondente necessaria reattività operativa.

Insomma, le possibilità di scelta sono numerose, l’investitore deve svincolarsi dall’idea di “tasso atteso”, aprirsi alle scadenze di medio-lungo termine (liquidità non è sinonimo di tranquillità, come detto sopra) senza focalizzarsi sulla ricerca di un “minore costo” ma agire sul fattore ricavo, anche accettandone la corrispondente tassazione.

Con il giusto mix di prodotti, è possibile costruire un paniere che consenta la massimizzazione dei risultati.

A questo serve l’assistenza di un consulente finanziario: organizzare una corretta allocazione dei risparmi in funzione del proprio personale obiettivo.